Sofia Gubaidulina: Sotto il segno dello scorpione
di Emilio Corti
"Premendo contemporaneamente due bottoni corrispondenti rispettivamente a un accordo maggiore e a uno minore, e poi sollevando e scorrendo la mano gradualmente verso il basso o verso l'alto sull'intera bottoniera dello strumento -senza cambiare la posizione delle dita- si otterranno sei differenti esacordi: questi sei esacordi costituiscono la base strutturale della materia e della forma di "Sotto il segno dello scorpione".Questo l'approccio concettuale della compositrice con il bayan, fisarmonica a bottoni russa, nel brano eseguito dall'orchestra La Verdi diretta da Wayne Marshall con Davide Vendramin al Bayan.
La struttura dello strumento detta l'idea compositiva del brano: accoppiando accordi di tre note ottenuti dalla bottoniera comandata dalla mano sinistra la Gubaidulina costruisce i sei esacordi che sono il materiale grezzo della composizione.
La fisarmonica fronteggia quindi un'orchestra assai ricca contrapponendovisi con forza, come nell'attacco e poi dialogandoci, perdendosi tra i legni o gli archi.
Il brano è costruito da un susseguirsi di atmosfere staccate, di avvenimenti che emergono come situazioni teatrali.
Dopo l'aggressione iniziale troviamo i glissati lunghissimi, tratto caratteristico della compositrice russa, e situazioni create da sciami di note rapidissime eseguite dall'orchestra o dal virtuosismo del Bayan.
L'immagine finale risulta ermetica, chiusa su sè stessa, con allusioni a scene, a situazioni che rimandano alla tradizione russa, alla forma particolare di misticismo della materia che si fonda su una tradizione antichissima. Nelle note la Gubaidulina parla del titolo come un omaggio al dedicatario del brano, Friedrich Lips, del segno dello Scorpione come lei, ma allude anche alla caratteristica oscura, ermetica del segno in riferimento ad un brano che non permette di svelare tutti i suoi misteri.
« Il simbolo di per se stesso è un fenomeno vivo [...]. Cosa vuol dire simbolo? Secondo me la massima concentrazione di significati, la rappresentazione di tante idee che esistono anche fuori della nostra coscienza e il momento in cui questa apparizione si produce nel mondo: questo è il momento di fuoco della sua esistenza, perché le molteplici radici che si trovano al di là della coscienza umana si manifestano anche attraverso un solo gesto. »
Nelle sue parole la dichiarazione di non voler lasciar trapelare tutto ma di costruire livelli che creando la sostanza sonora occultano i processi interni al suo essere.
Sofia Gubaidulina continua a complicare e a semplificare, costruendo il tempo della sua musica ed il tempo del suo essere nella storia, addentrandosi nella tradizione tatara e nei misteri dei numeri, con un atteggiamento ed una ricchezza che come molta arte russa, lontana dall'impoverimento tecnocratico e burocratico occidentale, segna un via per il futuro.