___________________________________________________________
Delyric olfattivo | Folk Cinema
Il desiderio è un'arte olfattiva.
"Perché desidero un'arte olfattiva?" mi sono chiesto di fronte alle perplessità dei miei amici artisti. Credere nell'espressione autoriale nelle forme della creatività che l'industria continua a confezionare come garanzia di una liberalizzazione dei mezzi è quantomeno antistorico. Quale capacità dovrebbe liberarsi attraverso la diffusione a basso costo di una tecnologia che ha già imposto il proprio canone e strutturato l'immaginazione negli immaginari della cultura di massa? La soluzione sembra consistere nella piena affermazione del Sé attraverso la modulazione degli stereotipi che rendono il messaggio artistico monodirezionale, univoco, non per questo meno equivoco e ridondante, ma sempre un po' troppo egocentrico e petulante. È la narrazione che sembra essersi impantanata negli alibi autoreferenziali di chi cerca gratificazione, se non immediatamente lucro, attraverso il cinema. E questo perché il parametro rimane il "cinema ufficiale" ed il film è il nutrimento di un bisogno. Vado al cinema come al ristorante ad appagare un appetito immaginario . Ma questo vale per l'Arte. La metropoli è il supermercato dell'arte. Ogni vicolo è uno scaffale del simulacro che posso filmare e musicare col mio portatile per ricordare al mondo quanto soffro e quanto fa schifo il cemento.
Poi però mi chiedo "quanto devo vivere ancora?" e subito la domanda diventa "ma devo proprio?" vorrei volerlo quantomeno. Spazzo la polvere del mio cranio con gli utensili dello Spirito e penso:
La mistica è una polifonia semantica legata ad un idea di sviluppo: l'appercezione del divenire apre al Senso la possibilità del movimento da una dimensione all'altra di una forma esperienziale. Se sto peregrinando è tutto il pensiero che accompagna il tragitto, unito alle sensazioni, ai bisogni. Se sto guardando un film è la modulazione del suono rispetto alla luce, la consapevolezza plastica unita alla forma simbolica, unita a quanto di storico e circoscritto nello spazio-tempo deborda dall'immedesimazione, nel fuoricampo filogenetico di un'opera che alla fruizione si presenta come l'esito del processo compositivo e che permane in quanto cadavere, frutto di sogni e dell'inatteso.
Forse mi sono stancato di stare dalla parte di chi ha fatto fingere un reale , di stare chiuso a praticare l'autoerotismo del montaggio fino a che la solleticazione corticale non si sia incisa nella formula audiovisiva del piacere, per poi tornare debilitato ad informare il microcosmo di aver finito di urlare il mio dolore elemosinando un interlocutore la cui comprensione si riduca al mero assenso.
L'esperienza cinematica possa essere pedagogica in quanto allargamento del mio orizzonte esistenziale: che faccia crescere. E mi fa crescere tutto ciò che arricchisce la fisionomia dell' Altro , quella forma di vita il cui respiro possa essere controprova di una coscienza, anche immobile, la cui presenza si dispieghi in un mutamento reciproco nella durata.
Quindi penso: devo oltrepassare il supporto: perché solo nella modalità performativa la cinematicità si fa portatrice di uno scambio. Se sono io il primo ad essere convinto che il linguaggio audiovisivo si concretizza nell'infrazione delle soluzioni già esperite devo trovare un compromesso tra la struttura e la sua modulazione. La struttura è il sincronismo e la sospensione del sincronismo, il fuoricampo ed il movimento di mondo nell'accezione che solo la psicanalisi può dare ad un testo imperniato sulla scissione di coscienza: da un lato il dato , l'informazione, che il visibile impone come testimonianza; dall'altro l'acusmatico, l'archetipo narrativo, la voce interiore, l'affabulazione. Non conosco modulazione diretta in grado di plasmare i due canali, audio e video , in una sintassi perché dal vivo il Tutto si riduce ad un flusso, ed all'interruzione di questo flusso, il pre-montaggio. Ma se il testo è già tessuto perché ho dotato di paesaggio delle immagini-movimento qualcosa si può imprimere come verità dell'esperienza tra i due schermi, il visivo e l'acustico, impedendomi di sprofondare nell'immaginario e nella rappresentazione, lasciandomi cosciente nella mia fruizione, riconducendo la mia attenzione a livello della sensazione.
L'odore.
L' affezione olfattiva è il sigillo di un contatto. Del contatto che sto cercando da tanto tempo, almeno da quando perso nei miei pensieri ritorno a me stesso per via dell'intrusione di un veicolo straniante che mi riporta al luogo in cui sta avvenendo una proiezione .
E allora lasciamo perdere il cinema.
Questa proiezione avviene ogni istante in cui compiamo il salto dall'ordine corporeo, che patisce , all'ordine mentale, che astrae , e se davvero è possibile immaginare un'arte attraverso cui evolversi immaginiamo questa triplice cinta di suoni, impressioni visive ed odori. Perché è attraverso l'ultima che la scala dell'iniziazione alla vita si può compiere in una apologia del contatto tra Lebensformen.
Perché esistono tante individualità ed un bisogno assoluto di forme di comunicazione primordiali.
Perché misuro la mia umanità in base a quante forme di vita sono disposto a riconoscere.
Perché cammino ogni giorno in un mondo distorto dove c'è puzza di merda e di pesce morto.
Ma se mi concentro l' odore del gelsomino mi indicherà cosa ascoltare per i prossimi venti secondi...
FC
Facebook | myspace.com cronosfera | myspace.com visionidalfuturo | Index_magazine | home | Alfavì | contatti_contacts | catalogo_catalog 2008 | Link